Il campione di urine

L’incidente

“Nel nostro studio medico è prassi chiedere ai pazienti di fornirci un campione delle urine. I pazienti possono utilizzare il bagno e, una volta finito, possono mettere il campione d’urine su uno scaffale all’interno del bagno. Una volta, un paziente ungherese è venuto vicino alla mia scrivania e mi ha detto che doveva darci un campione delle sue urine. Allora gli ho passato un contenitore sterile e gli ho indicato la porta del bagno. Allora mi ha chiesto “Devo darvelo subito?” Io gli ho risposto “Sì, certo” E gli ho indicato di nuovo la porta del bagno, ma, invece di andare in quella direzione, ha cominciato a sbottonarsi i pantaloni e a urinare nel contenitore proprio davanti a me. Ero davvero sorpresa e così gli ho chiesto cosa stesse facendo e mi ha risposto “Mi ha detto di farlo subito”. Allora gli ho risposto “Sì, ma non qui davanti, c’è il bagno per questo”. Sembrava non capire quale fosse il problema. Quando gli ho chiesto di nuovo perché avesse urinato davanti a me, mi ha detto che nello studio del suo dottore in Ungheria, è normale farlo nella sala d’attesa, poiché lo studio è molto piccolo, non è un problema urinare nel contenitore mettendosi in un angolo. Di solito rido di queste cose, ma ero talmente scioccata perché a lui sembrava una cosa normale e non era affatto in imbarazzo.

1. Identità degli attori nelle situazione descritta
  1. Narratrice

La narratrice lavora come segretaria in uno studio medico, accoglie i pazienti, archivia le loro cartelle cliniche e si prende cura delle procedure assicurative. Fornisce anche delle istruzioni ai pazienti, dove devono sedersi, cosa dovranno fare, ecc.

La narratrice è una donna messicana di 49 anni che vive in Austria da oltre 10 anni, parla molte lingue – spagnolo, tedesco, inglese e un po’ d’ungherese. Ha un livello d’istruzione molto alto, avendo conseguito un dottorato di ricerca, è sposata ed è madre di sei bambini. Suo marito, il medico generico dello studio, è nato a Vienna ed è di origini ungheresi.

  1. Paziente

Il paziente è un lavoratore ungherese che vive in Austria da soli 6 mesi. Ha circa 58 anni e non sembra avere un titolo d’istruzione secondaria. Lavora come muratore in un cantiere. Si è recato presso lo studio medico per consegnare il campione d’urine. È di buon umore e si mostra amichevole con la segretaria.

Ciò che unisce i due soggetti coinvolti è il loro background migratorio, anche se la narratrice ha vissuto in Austria molto più a lungo del paziente. La narratrice ha dei legami con l’Ungheria, il Paese d’origine del paziente, poiché il marito è di origini ungheresi e anche lei parla un po’ la lingua. I due protagonisti sono molto diversi fra loro per quanto riguarda il rispettivo livello d’istruzione e il ruolo svolto nella situazione raccontata: la narratrice si trova nel suo luogo di lavoro, mentre il paziente si trova in un posto sconosciuto e ha bisogno d’aiuto.

2. Contesto della situazione

Lo studio medico si trova in una zona centrale di Vienna, nel cuore del quartiere ebraico in cui vivono persone dai background più disparati. Si trova vicino alla fermata della metropolitana nei pressi del quartiere generale delle Nazioni Unite a Vienna. La clientela dello studio è molto variegata, con persone provenienti da oltre 100 Paesi. Lo studio intende essere un punto di riferimento per i pazienti di origine straniera. Fuori lo studio sono appesi dei poster con su scritte tutte le lingue parlate dal personale in modo che i potenziali pazienti sappiano che saranno seguiti da medici e paramedici che parlano inglese, spagnolo, arabo, ecc. Le persone che lavorano nello studio cercano di andare incontro alle esigenze culturali dei pazienti. Ad esempio, non è un problema se intere famiglie entrano all’interno della sala dove si effettuano i prelievi, una possibilità non contemplata negli altri studi medici austriaci. Il medico ha anche imparato a fare l’elettrocardiogramma senza chiedere alle pazienti di spogliarsi. È un servizio molto apprezzato dalle donne musulmane.

3. Reazione emotiva

La narratrice non si è sentita offesa, ma solo sorpresa per il fatto che al paziente sembrasse normale urinare di fronte a lei. Ha preso la situazione con spirito.

4. Cornice culturale di riferimento del narratore

Il tabù di urinare di fronte ad altre persone:

  • Di solito si utilizzano spazi appositi per urinare. Nel caso in cui avvenga in spazi aperti, le persone cercano di nascondersi per evitare di essere viste dagli altri. Il tabù riguarda sia urinare di fronte a qualcuno sia vedere qualcuno urinare. (Tale tabù è culturalmente connotato. In contesti extra-europei è normale urinare all’aperto, in spazi deputati, mentre sono presenti altre persone).
  • Urinare è considerato un atto privato, qualcosa di necessario, ma, allo stesso tempo, potenzialmente disgustoso per altre persone. Si prova repulsione nei confronti dello scroscio e dell’odore delle urine. L’atto di urinare è connesso a dei rituali di pulizia. Le urine devono essere depositate in appositi sanitari e poi scaricate via nelle fogne con lo sciacquone, alla fine bisogna sempre lavarsi le mani. Tutto questo è estremamente importante dal momento che l’incidente si è verificato in uno studio medico, un luogo in cui l’igiene è molto importante, al fine di evitare la diffusione di germi.
  • Il tabù di urinare di fronte a qualcuno è legato anche alla dimensione visiva e all’esposizione del proprio pene o della propria vagina – le cosiddette parti “intime”, che pertanto devono rimanere nascoste (fatta eccezione per alcune occasioni o contesti particolari, si pensi al naturismo).
  • L’esposizione di un pene ha delle connotazioni simboliche diverse rispetto all’esposizione della vagina. Di solito è associata a degli scherzi e delle battute, specie se non si tratta di un pene in erezione. È, poi, più facile vedere gli uomini urinare in pubblico. Allo stesso tempo la vista inaspettata e non richiesta di un membro maschile è senza dubbio fonte di disagio ed imbarazzo.

L’urina è un escremento, un prodotto di scarto che deve essere nascosto. Mettere le urine all’interno di un contenitore sterile le rende adatte ad essere esaminate scientificamente, trasformate e dissociate dal corpo. Questa trasformazione è molto importante in ambiente medico, poiché la sostanza diviene un elemento su cui lavorare e non è più considerata un escremento disgustoso. Vi sono dei segni che testimoniano l’avvenuta trasformazione – il contenitore sterile e sigillato, l’etichetta, ecc. Dal momento che il paziente mostra di non tenere conto di questi elementi, la narratrice crede il buon nome della studio sia a rischio. Forse aveva paura che un paziente se ne accorgesse e che ciò avrebbe messo a rischio una procedura consolidata.

Empatia: gli altri pazienti seduti nella sala d’attesa potrebbero essersi sentiti a disagio nel sentire o vedere qualcuno urinare.

Regole di condotta implicite da rispettare nella sala d’aspetto:

  • Ci si trova nella sala d’aspetto di un dottore solo in determinate circostanze. Di solito si sta in silenzio e le persone non parlano fra loro, tranne che per stabilire dei turni. Non succede niente di “medico” all’interno della sala d’aspetto: l’anamnesi, gli esami, la visita e la diagnosi si svolgono altrove. L’incidente viola queste regole implicite.
  • Difendere le regole della sala d’attesa è uno dei doveri della segretaria, pertanto il comportamento del paziente ha provocato la sua reazione.
5. Quale immagine emerge dall’analisi del quadro culturale di riferimento del narratore in riferimento all’altro gruppo coinvolto nell’interazione (es. neutrale, leggermente negativa, molto negativa, stigmatizzata, positiva, molto positiva, reale/irreale ecc.)?

Naïve, semplice e allo stesso tempo amichevole; un po’ noncurante, retrogrado, pragmatico; non rispettoso delle regole.

6. Cornice culturale di riferimento dell’individuo/gruppo all’origine dello shock

Il paziente mostra di avere un atteggiamento pragmatico:

  • Sceglie di adottare il comportamento più semplice e veloce.
  • Sembra che stia sfidando il tabù che impedisce di urinare di fronte ad altre persone, ma in realtà potrebbe solo aver voluto essere pratico.
  • Così facendo evita che il contenitore sia scambiato.

Lo studio medico è un luogo speciale

  • Dal momento che il paziente non si reca regolarmente presso lo studio, potrebbe non conoscere le regole di comportamento da adottare nella sala d’attesa. Pertanto le sue azioni potrebbero denotare una sua insicurezza rispetto alle regole da seguire.
  • Inoltre il sistema sanitario intimidisce le persone che si trovano in una posizione sociale precaria, come i migranti o soggetti provenienti da contesti sociali disagiati.
  • In aggiunta il paziente potrebbe interpretare diversamente la norma di non urinare in pubblico, e cercare di fare del proprio meglio per svolgere il compito assegnatogli.

Potremmo spiegarci il comportamento dell’uomo con la sua completa adesione ai rapporti gerarchici:

  • Gli è stato chiesto di urinare, ed è quello che fa senza pensarci su due volte. Il comportamento del paziente pone in rilievo una differente percezione della gerarchi: la segretaria è la rappresentante della professione medica, mentre lui appartiene alla classe lavoratrice.

Infine è possibile motivare l’accaduto usando come riferimento – semplicemente –  la differenza di classe sociale.

7. In che modo la situazione evidenzia un problema relativo alla pratica professionale, o in generale al rispetto delle differenze culturali in situazioni interculturali?

Codice di condotta all’interno delle strutture sanitarie

Le regole di comportamento da adottare all’interno delle strutture sanitarie sono molto specifiche, pensiamo – ad esempio – all’atteggiamento da tenere nella sala d’aspetto e nella sala in cui si effettuano i prelievi. Gli operatori sanitari devono difendere tali regole poiché la loro posizione dipende da questo.

  • Lo staff deve ripetere sempre le stesse istruzioni, perché i pazienti potrebbero non avere familiarità con una pratica. Allo stesso modo, il personale deve essere pronto a chiarire un termine, fosse anche per la centesima volta.
  • Affidarsi a icone e immagini per chiarire norme e regole di comportamento.

Senso dell’umorismo come risposta allo shock culturale,.

Usare il senso dell’umorismo per comunicare con i pazienti in situazioni di shock aiuta ad evitare di sminuire l’Altro. Allo stesso tempo, però l’altro potrebbe sentirsi deriso e non preso sul serio. Questo episodio dimostra che non ci si può preparare a evitare gli shock culturali, ma molto dipende dalla nostra reazione e dal nostro modo di affrontarlo.