Il medico in imbarazzo

L’incidente

“Ero andata a vedere il mio medico perché avevo delle domande generali da porgli, non legate alla mia paralisi cerebrale. Volevo consultarlo su alcuni trattamenti. Mi pare di ricordare che si trattasse dei massaggi, ma non importa.

Mi trovavo nella sala d’aspetto che era affollatissima. Penso ci siano stati 10 o 12 pazienti. Sapevo che il mio medico non era disponibile, ma mi sarei accontentata di un sostituto che potesse rispondere alle mie domande.

Dopo qualche minuto, il sostituto del mio medico è entrato nella sala d’aspetto e ha fatto il mio nome. Io ho risposto “Eccomi qui”. Ho preso il mio deambulatore, mi sono alzata e mi sono mossa verso la stanza del medico.

In quel momento il medico ha visto il mio deambulatore e mi ha osservata con uno strano sguardo. Sembrava sorpresa e sgomenta allo stesso tempo. Ha fatto  un passo indietro e ha cominciato a balbettare “Bene, bene, sì bene, ecco ok, bene. Allora venga con me…” Il suo linguaggio del corpo mostrava che, per qualche ragione, la mia disabilità la metteva a disagio e la coglieva di sorpresa.

Quindi, l’ho seguita nello studio medico, ma ero così confusa e imbarazzata da non riuscire neanche a farle la mia domanda. Volevo solo andare via. Per questa ragione credo che la nostra conversazione sia stata molto strana. Era difficile per tutte e due parlare in maniera naturale dopo quel siparietto nella sala d’aspetto. Per questo il mio consulto è stato breve e spiacevole.

Più tardi ho cominciato a pensare che fosse un sollievo il fatto che non avessi bisogno di ricevere molta assistenza dai medici. La reazione del medico ha tradito la mia fiducia di paziente e – in quella situazione – mi ha fatto perdere la stima che avevo di me stessa. Avrebbe potuto essere fatale se si fosse trattato di un caso più grave. Anche se, nel corso degli anni, mi sono trovata di fronte a diverse reazioni offensive in rapporto alla mia disabilità, non avevo mai sperimentato niente del genere. Ero davvero sconvolta che un dottore potesse comportarsi in questo modo. Forse non aveva avuto tempo di leggere la mia cartella clinica, sebbene questo sia compito del sostituto. Ad ogni modo, il suo comportamento non è giustificabile…”

1. Identità degli attori nelle situazione descritta

1.Narratrice

È una studentessa universitaria di 26 anni che ha conseguito nell’autunno 2016 una laurea in comunicazione e scienze sociali presso una delle università di Copenhagen, la città in cui vive. La narratrice ha una disabilità fisica, dovuta alla paralisi cerebrale che la costringe a servirsi di un deambulatore. Oltre ad essere una studentessa è un membro attivo e consigliere di un’organizzazione giovanile per persone con disabilità. La narratrice, dunque, aiuta e fornisce consigli ad altri giovani che si trovano a fare fronte a vari episodi di violenza e discriminazione a causa delle loro disabilità. La narratrice è molto attenta e tutte le questioni inerenti la disabilità, e presta particolare attenzione alle discriminazioni.

Tuttavia, in questo caso, è lei la paziente in cerca di aiuto. Va a consultare il proprio medico per una questione generale, non legata alla propria disabilità fisica.

Oltre alla narratrice l’incidente coinvolge anche:

2.La dottoressa

Un medico di origine asiatica sulla quarantina. Parla molto bene danese, comune per i migranti di seconda generazione. Sembra possibile affermare che sia nata in Danimarca o giunta nel Paese quando era molto piccola, probabilmente potrebbe essere stata adottata. Lavora come sostituto del medico, mentre questi è in vacanza. Per questa ragione non conosce la paziente/la narratrice – sebbene abbia accesso alla sua cartella clinica.

3.Una dozzina di pazienti si trova nella sala d’aspetto, in attesa di essere visitati dal medico.

2. Contesto della situazione

L’incidente è avvenuto nella sala d’aspetto del medico e in parte anche all’interno del studio.La narratrice aveva scelto di consultare il proprio medico per porgli una domanda non legata alla propria disabilità fisica. Quel giorno, però, era assente e quindi c’era una sostituta a prendersi cura dei pazienti.

3. Reazione emotiva

In un primo momento la narratrice s’è sentita confusa e imbarazzata per via della reazione del medico. Si è anche sentita rifiutata, esclusa ed esposta al giudizio degli altri pazienti nella sala d’attesa, anche loro confusi. L’episodio ha avuto delle ricadute negative sulla fiducia in se stessa della narratrice.

È stata colta di sorpresa, perché non si sarebbe mai aspettata una reazione del genere da parte di una professionista. Per questa ragione la sorpresa e l’imbarazzo hanno pian piano lasciato posto alla rabbia e all’indignazione.

4. Cornice culturale di riferimento del narratore

L’incidente entra in contrasto con alcuni valori e principi fondamentali per la narratrice.

Uguaglianza di trattamento e pari opportunità

La narratrice partecipa attivamente a eventi, dibattiti e attività per combattere la discriminazione, il pregiudizio e la mancanza di pari opportunità. È membro e consigliere di un’organizzazione per giovani con disabilità. Per questa ragione è conscia che possano capitare episodi di discriminazione ed esclusione sulla base delle disabilità o di altre diversità (di etnia, razza, genere, età, ecc.) a lei o ad altri.

Uguaglianza, in questo caso, significa che le persone con disabilità fisiche devono avere le stesse opportunità e hanno il diritto di essere trattate con rispetto.

In questo incidente, la narratrice assiste alla violazione di questo suo valore. Anche se non si è trattato della prima volta per lei, è stupita per il fatto di ritrovare tale atteggiamento in un’operatrice sanitaria, poiché è compito suo avere a che fare con tutti i tipi di pazienti.

Uguali possibilità di accesso alle cure e alle terapie

Anche se la narratrice è conscia delle discriminazioni che avvengono quotidianamente nella società, si aspetta che tutti ricevano un’equa distribuzione dei benefici che sono alla base dello stato sociale. Pensa che abbia lo stesso diritto ad accedere a cure e trattamenti medici rispetto a cittadini normodotati. Si aspetta d’incontrare un professionista che adotti un approccio obiettivo, qualunque sia la ragione che l’abbia spinta a rivolgersi a un medico. In questa situazione le sue normali aspettative sono frustrate dal comportamento del medico. La reazione di shock è provocata dall’atteggiamento del medico nei confronti della sua disabilità, una figura che dovrebbe conoscere bene quest’argomento.

5. Quale immagine emerge dall’analisi del quadro culturale di riferimento del narratore in riferimento all’altro gruppo coinvolto nell’interazione (es. neutrale, leggermente negativa, molto negativa, stigmatizzata, positiva, molto positiva, reale/irreale ecc.)?

La narratrice pensa che il medico manchi di professionalità sotto diversi aspetti:

  • Primo, è negligente – non ha letto a fondo la cartella clinica della narratrice, ciò avrebbe potuto avere delle conseguenze sulla terapia.
  • Secondo, è indiscreta – la sua reazione espone la narratrice e ne evidenzia l’alterità agli occhi dei pazienti all’interno della sala d’aspetto.
  • Terzo, il suo atteggiamento è discriminatorio – perché sembra che non sia capace di relazionarsi in maniera naturale ed inclusiva a persone con disabilità fisica.
6. Cornice culturale di riferimento dell’individuo/gruppo all’origine dello shock

L’approccio culturale:

Da una prospettiva interculturale, l’incidente sembra sottile. Da una parte, la dottoressa sembra essersi formata all’interno della tradizione danese che ha cari i valori di rispetto e inclusione per i cittadini con disabilità evidenti.

Dall’altro, la sua reazione lascia esterrefatti perché deriva da atteggiamenti culturali nei confronti della disabilità. È noto che, in alcune culture, si tenti di “nascondere” la disabilità dei familiari agli altri, per proteggerli. Ma sembra inspiegabile che una dottoressa con un bagaglio culturale danese abbia un tale atteggiamento

Approccio alla disabilità

Tuttavia, potrebbero esserci delle ragioni per interpretare questa situazione come una mancanza di comprensione nei confronti del concetto di diversità. Il disorientamento della dottoressa rispetto alla situazione potrebbe essere uno stimolo per una riflessione personale sull’imbarazzo che molti hanno di fronte a persone con disabilità. In questa situazione la dottoressa mostra una mancanza di esperienza nel contatto professionale con pazienti disabili che utilizzano un deambulatore.

Per questa ragione, la reazione della dottoressa potrebbe indicare una sua scarsa familiarità a trattare con persone disabili, nonostante la professione svolta. Sembra avere dei preconcetti riguardo ai pazienti con disabilità: bisogna trattarli in maniera speciale, perché sono diversi. Bisogna rivolgersi a loro in un altro modo perché forse non percepiscono le cose alla stessa maniera e potrebbero soffrire di demenza, ecc.

È possibile che tutte queste considerazioni siano passate per la mente della dottoressa per una frazione di secondo. Non voleva comportarsi in maniera discriminatoria, ma si è sentita impotente a causa delle sue scarse conoscenze riguardo alla disabilità. In sintesi, è possibile affermare che la dottoressa abbia adottato quell’atteggiamento a causa di una mancanza di conoscenze adeguate e sulla base di stereotipi.

7. In che modo la situazione evidenzia un problema relativo alla pratica professionale, o in generale al rispetto delle differenze culturali in situazioni interculturali?

Un doppio shock

L’incidente costituisce un doppio shock scaturito, in primis, dalla diseguaglianza nel trattamento e dalla spiacevole esposizione dell’alterità e delle disabilità della narratrice, aggravato dal fatto che la disabilità non era rilevante ai fini del consulto.

Inoltre, la reazione di shock è causata anche dalla mancanza di professionalità ed empatia da parte della dottoressa che mettono la paziente in una condizione di disagio e vulnerabilità. L’atteggiamento della dottoressa sgretola le sicurezze della paziente. Probabilmente, però, è solo un modo di esprimere il proprio disorientamento, che non fa che riaffermare la sua mancanza di professionalità.

Ciò ha generato nella narratrice il seguente quesito: in che modo è possibile fidarsi del sistema sanitario se i professionisti non sono capaci di conformarsi ad alcune regole e valori di base per quanto concerne il loro comportamento e il rispetto dei diritti umani e dell’uguaglianza di trattamento?

In sintesi:

È lecito affermare che, al netto di tutte le possibili giustificazioni, il comportamento della dottoressa in questa situazione non rispetti i requisiti professionali richiesti da una società in cui il concetto di diversità è fortemente associato a quello di uguaglianza e non discriminazione.

La situazione è anche un chiaro esempio del fatto che non possiamo porre limiti alla nostra concezione d’interculturalità, limitandoci a fare riferimento alla categoria di etnia. Cultura è un termine che abbraccia uno spettro semantico molto più ampio e si accompagna alla lotta contro tutte le discriminazioni che coinvolgono persone che deviano dalla norma.

Di conseguenza, l’educazione all’interculturalità dovrebbe basarsi su un’interpretazione più ampia della nozione di diversità e prestare attenzione ai diversi meccanismi d’esclusione.