Visita a un paziente rom

L’incidente

“Ero un giovane dottore e mi trovavo nel reparto di pronto soccorso in cui era arrivato un paziente di 16 anni che aveva dei forti dolori allo stomaco. Il ragazzo apparteneva a una comunità rom. Ho chiesto alla famiglia di uscire dalla stanza, ma loro si sono rifiutati, così quattro di loro sono rimasti nella stanza delle visite. Ogni volta che porgevo una domanda al ragazzo, era il padre a rispondermi, mentre la madre si limitava a gemere. Non sapevo chi fossero le altre due persone. In quest’atmosfera pesante era davvero difficile visitare il paziente. Mi sono innervosito perché non potevo svolgere il mio lavoro in tranquillità. Ho chiesto alla famiglia di uscire di nuovo e tutti si sono voltati verso il padre del ragazzo in attesa della sua decisione. Così ho dovuto discutere con lui, spiegando che comprendevo le ragioni della sua ansia, ma io avevo bisogno di calma per svolgere il mio lavoro in maniera appropriata. Alla fine ha accettato e l’intera famiglia è uscita dalla stanza e atteso la fine del consulto nel corridoio.

1. Identità degli attori nelle situazione descritta

1.Narratore: uno studente di medicina di 24 anni, cattolico e di origine francese che stave svolgendo un tirocinio all’interno dell’ospedale.

2.Il paziente: un ragazzo di 16 anni di etnia rom

3.La famiglia del paziente: madre e padre del paziente e altre due persone di cui il narratore ignora l’identità. Ritiene facciano parte dello stesso clan, di cui probabilmente il padre è il capo incaricato di prendere decisioni.

2. Contesto della situazione

L’incidente è avvenuto in un ospedale di Val d’Oise, una cittadina vicino Parigi. Il narratore era l’unico tirocinante disponibile per il servizio di pronto soccorso medico. Era la prima volta che il narratore visitava una persona rom.

3. Reazione emotiva

“Ero ansioso e nervoso. Ero distratto per via di tutte quelle persone attorno al ragazzo che m’impedivano di svolgere bene il mio lavoro come richiedeva il malessere del paziente.

Ho chiesto loro di lasciare la stanza all’inizio, ma non mi hanno ascoltato. Così sono diventato via via più nervoso e gliel’ho chiesto di nuovo, alzando la voce, ancora una volta senza successo. Ho preso del tempo per capire chi fosse il capo e per spiegare per quale ragione avrei preferito essere solo nel corso della visita.”

4. Cornice culturale di riferimento del narratore

Lo spazio ospedaliero

Quando ci si reca in ospedale, si sta in silenzio all’interno di uno spazio dedicato alla guarigione, calmo e tranquillo: condizioni fondamentali per svolgere delle visite e fornire delle cure appropriate ai pazienti.

Necessità di adattarsi al contesto

Secondo il narratore, le persone dovrebbero modificare il proprio comportamento dopo aver osservato e compreso il contesto all’interno del quale si trovano a interagire.

Competenza interculturale – necessità di adattarsi all’altro

Lo specialista deve chiamare a raccolta tutte le proprie risorse per adattarsi alle possibili differenze interculturali. È necessario comprendere la situazione e poi cercare una strategia adatta per agire. Adattarsi agli altri significa conoscere le regole e i codici di condotta altrui.

Missione e responsabilità del medico

La missione del medico consiste nel visitare il paziente e valutare lo stadio della malattia in modo da poter intervenire al più presto.

Autonomia, auto-determinazione e individualismo

Poiché il paziente ha 16 anni, dovrebbe essere in grado di rispondere da solo alle domande.

Riservatezza

Di solito i ragazzi si lasciano visitare insieme ai loro genitori, i quali lasciano la stanza a un certo punto affinché il dottore possa parlare in private con il paziente. Spesso in questo momento il paziente fornisce dei dati fondamentali per la prescrizione della terapia più adatta.

Minaccia alla propria professionalità

Ho bisogno di calma per svolgere una visita imparziale e per essere sicuro di fare bene; in quel caso il mio stato di calma era minacciato dall’ansia di amici e familiari del paziente. Mi distraevano dal mio compito occupando tutto lo spazio disponibile e rendendo la mia visita molto difficile”

Trovarsi al pronto soccorso è una grande responsabilità per il giovane medico che ha bisogno di calma per concentrarsi. Il rumore e i commenti dei parenti del paziente lo distraggono dal suo compito.

5. Quale immagine emerge dall’analisi del quadro culturale di riferimento del narratore in riferimento all’altro gruppo coinvolto nell’interazione (es. neutrale, leggermente negativa, molto negativa, stigmatizzata, positiva, molto positiva, reale/irreale ecc.)?

Negativa e stressante

6. Cornice culturale di riferimento dell’individuo/gruppo all’origine dello shock

Comunitarismo, “Rom” è un sostantivo singolare che significa “uomo adulto e sposato all’interno della comunità”. I popoli di lingua romani considerano la famiglia allargata molto importante. L’identificazione con la comunità ha sempre la precedenza sull’individuo e sulla sua autonomia. L’organizzazione sociale è basata sulla famiglia allargata e sulle relazioni sociali e personali che si sviluppano all’interno di essa. Per questa ragione, quando uno dei membri della famiglia si ammala, tutta la comunità si sente coinvolta e accompagna l’infermo. Lo stesso vale per il processo decisionale. Le decisioni prese dall’individuo in relazione alle sue condizioni di salute sono fortemente influenzate dalla famiglia. Questo rende i rapporti con il sistema sanitario più complicati perché non si tratta di una relazione a due fra individuo e operatore sanitario, ma di una relazione trilaterale che vede coinvolta anche la famiglia. Tale caratteristica è ben rappresentata dalla presenza di molti familiari nelle sale d’aspetto e nelle sale d’ospedale che possono infastidire i medici. Di solito i familiari hanno un’idea ben precisa di quali dovrebbero essere i percorsi esistenziali dei membri della famiglia.

Spazio medico: lo spazio medico è freddo e ciò non favorisce la guarigione. Per guarire il paziente ha bisogno di vita e calore ed è questo il ruolo che svolgono i familiari con la loro presenza e cura.

Patriarcato: le comunità rom tendono ad adottare una struttura patriarcale, ed è per questo che il padre costituisce l’autorità in questa situazione.

Esternazione dei sentimenti e delle emozioni: nella cultura rom è comunemente accettato esternare le proprie emozioni in misura maggiore rispetto alla cultura francese dominante. È giusto esprimere la propria ansia se la si prova, ciò non è considerato un male.

7. In che modo la situazione evidenzia un problema relativo alla pratica professionale, o in generale al rispetto delle differenze culturali in situazioni interculturali?

Lo stato emotivo di chi accompagna un paziente al pronto soccorso in condizioni critiche potrebbe essere caratterizzato da forte ansia e stress. Mentre nella cultura orientale e occidentale l’esternazione delle emozioni è fortemente regolata, in altre la manifestazione delle emozioni è accettata, se non auspicabile. La cultura rom è ascrivibile a questa seconda tendenza, che può apparire infantile o disturbante ad altri.

L’esempio dimostra come le zone sensibili corrispondono spesso al ritorno di comportamenti repressi nella fase di socializzazione che ci mettono a disagio. Per maggiori informazioni, leggere gli studi Cohen-Emerique sulle zone sensibili.

L’incidente pone in rilievo le intersezioni fra stile comunicativo e orientamenti gerarchici. In questo caso, conoscere l’orientamento gerarchico del gruppo costituisce una risorsa per il narratore che adatta il suo stile comunicativo. La parola rispetto è spesso abusata, ma spesso può costituire una chiave per l’interpretazione. In questo caso il rispetto dell’autorità è stato cruciale, anche se in apparenza può essere considerato solo un dettaglio.