Gli operatori sanitari e la loro percezione dei pazienti appartenenti a minoranze etniche. (UK)

A cura di Suki Rai

Testo di riferimento: Kai, J., Beavan, J., Faull, C., Dodson, L., Gill, P. and Beighton, A. (2007). Professional uncertainty and disempowerment responding to ethnic diversity in health care: a qualitative study. PLoS Med, 4(11), p. 323.

Introduzione

Le comunità stanno divenendo sempre più diverse in termini di composizione e appartenenza etnica, e gli operatori sanitari e i governi stanno cercando di garantire a tutti un equo accesso alle cure sanitarie, tuttavia, emergono delle disuguaglianze etniche rispetto ai risultati ottenuti.

Alcuni enti attivi nel settore della sanità hanno introdotto dei corsi di formazione sulla “competenza culturale” al fine di sviluppare le competenze di individui e organizzazioni e consentire loro di lavorare meglio con persone di culture differenti. I professionisti imparano a riconoscere le differenze etniche per quanto attiene convinzioni e abitudini nel campo della salute, convinzioni religiose e registri adoperati che permetteranno loro di offrire il miglior servizio possibile.

L’obiettivo del presente articolo è di comprendere in che modo gli operatori sanitari vivono e percepiscono il loro lavoro con i pazienti appartenenti a diversi gruppi etnici. In particolare, è servito a verificare in quale misura il loro comportamento cambi in relazione all’origine del paziente stesso e di come ciò possa contribuire a perpetrare delle discriminazioni nel campo della sanità. Il presente studio analizza il settore delle cure oncologiche per esplorare ulteriormente tale fenomeno attraverso uno studio qualitativo affrontato insieme a 18 gruppi di discussione costituiti da 106 operatori sanitari e medici con diverse specializzazioni. Lo studio è stato condotto nelle Midlands, in Regno Unito.

Metodologia

Lo studio si è servito di gruppi di discussione anziché di interviste personali, in modo da favorire l’interazione fra i membri del gruppo. Tali discussioni sono servite ad analizzare atteggiamenti, opinioni e preconcetti, ed hanno consentito ai partecipanti di discutere dei rispettivi punti di vista. I gruppi di discussione prevedevano la partecipazione di operatori dai profili simili allo scopo di favorire lo scambio di esperienze. Tuttavia, si sono tenuti anche dei gruppi di discussione multidisciplinari che hanno incoraggiato il dibattito all’interno delle équipe. La tabella mostra le principali caratteristiche dei partecipanti ai gruppi di discussione:

Categoria Caratteristiche Numero (%)
Background professionale nel settore sanitario Medico I

Infermiere/a specializzato/a che presta assistenza a domicilio

Infermiere/a specializzato in servizio presso strutture ospedaliere

Altri professionisti sanitari II

Operatori ausiliari

Amministratori di strutture sanitarie

22 (21)

21 (20)

18 (17)

16 (15)

21 (20)

8 (7)

Frequenza con la quale si occupano di persone con background etnico Ogni giorno

Almeno una volta a settimana

Almeno una volta al mese

Meno di una volta al mese/ di rado

52 (49)

21 (20)

8 (7)

25 (24)

Fasce d’età 24-35

36-45

46-55

56-65

25 (24)

34 (32)

33 (31)

14 (13)

Etnia Caucasici & nati in Regno Unito

Asiatici meridionali III

Afro-caraibici

Europei caucasici

Cinesi

63 (59)

31 (29)

3 (3)

7 (7)

2 (2)

Altre lingue straniere parlate oltre all’inglese Lingue dell’Asia Meridionale

Cantonese / Mandarino

Patois

Lingue africane

Lingue europee

27 (25)

2 (2)

2 (2)

2 (2)

14 (13)

 

Le discussioni partivano da una domanda generica, “Potresti condividere un’esperienza relativa al trattamento di un paziente con un background etnico differente dal tuo?” Le sessioni avevano una durata compresa fra un’ora e due ore e mezza.

Risultati

I professionisti intervistati erano desiderosi di prestare delle cure di qualità ai pazienti con background differenti. Tuttavia, sentivano di avere delle difficoltà per quanto concerne la comunicazione, la lingua ed il rapporto con le famiglie dei pazienti.

Incertezza professionale

Gli operatori sanitari hanno affermato di aver dovuto fare fronte a delle incertezze con i pazienti che percepivano come culturalmente differenti da loro. Al cospetto di tale differenza, gli operatori hanno dichiarato di essersi sentiti in ansia e a disagio. I soggetti intervistati hanno voluto sottolineare le loro lacune e dichiarato di essere preoccupati per via delle ricadute che tale problema potrebbe avere sui pazienti. Temevano che la mancanza di conoscenze adeguate potesse portarli a compiere degli errori o ad interpretare i sintomi nella maniera sbagliata.

Alcuni professionisti temevano che la loro scarsa consapevolezza culturale avrebbe potuto essere percepita come un atteggiamento discriminatorio o razzista. Tuttavia, altri sentivano che nel caso in cui avessero compiuto degli sforzi per rispondere alle esigenze culturali dei pazienti, tale trattamento avrebbe potuto essere visto come un favoritismo non solo da parte degli altri pazienti, ma anche dai colleghi.

Concentrarsi sulle competenze culturali

I professionisti hanno ammesso la propria ignoranza e riconosciuto l’esigenza di approfondire le proprie conoscenze. Sentivano il bisogno di formarsi su aspetti quali il corretto modo di rivolgersi ai pazienti con un background culturale differente.

Per risolvere delle situazioni in cui i professionisti si trovano a confrontarsi con pazienti appartenenti a un diverso gruppo etnico, alcuni hanno suggerito di rivolgersi direttamente ai soggetti interessati per avere dei chiarimenti. Tuttavia, tale approccio ha destato non poche paure e preoccupazioni per via del fatto che gli operatori sanitari potrebbero dire o fare qualcosa di sbagliato che potrebbe offendere il paziente. Ad esempio:

“Invece di pensare che si tratta di un paziente, e dunque va curato esattamente come gli altri, ci si sente sopraffatti dal fatto che appartenga a un diverso gruppo etnico, e non lo si considera più come un individuo.”        (Un membro dell’équipe che offre cure palliative)

La maggior parte dei soggetti intervistati ha sentito il bisogno di informarsi e stabilire delle linee guida sulle differenze culturali. Altri, tuttavia, ritenevano o che data la diversità dei gruppi etnici, tale atteggiamento avrebbe potuto portare a stereotipare i pazienti, mentre questi andrebbero trattati innanzitutto come esseri umani. Ad esempio:

“Certo, le nostre culture sono miste adesso, non è così? Figli e nipoti di seconda generazione, quasi completamente occidentalizzati in molte famiglie…sembra difficile da capire, non è vero? Perché non sappiamo con cosa abbiamo a che fare… …”  (Un membro dell’équipe che offre cure palliative, p.5)

“Anche nel caso in cui identifichi un paziente come polacco, questi avrà sempre delle inclinazioni e delle preferenze specifiche, tutti noi siamo siversi…” (Un membro dell’équipe che offre cure palliative, p.4)

“Non si tratta di una catena di montaggio. Ciascuna persona ha una propria individualità. La signora Tizia avrà esigenze diverse rispetto a quelle della signora Caia, o Sempronia, pur essendo affette dalla medesima patologia. Non è così. Non si tratta di decidere fra bianco e nero. Ogni caso è una storia a sé”. (Medico)

Alcuni professionisti hanno detto di aver parlato apertamente delle proprie “incertezze” con i pazienti, o chiesto loro di condividere il loro punto di vista, le loro preoccupazioni o le loro convinzioni. Ma vi sono anche state delle eccezioni.

“Riflettere sul modo migliore di rivolgersi alle persone e su cosa vogliono sentirsi dire pazienti e familiari…si tratta di ascoltare, non è così? Significa essere consapevoli, non puoi solo dire questa è una famiglia musulmana, quindi faro tutto ciò che prevede il protocollo…è necessario poter modificare il modo di gestire queste situazioni…” (Medico, pp.3-5)

“Penso che ciò che mi ha aiutato di più sia stata la mia formazione come consulente…mi è servita per occuparmi di ogni tipo di differenza ed evitare di incasellare i pazienti…ma ancora oggi faccio fatica nel relazionarmi con persone che sono molto molto diverse da me.” (Membro di una squadra multidisciplinare)

Perdita di autorità professionale (professional disempowerment)

L’incertezza che si trovano a vivere gli operatori sanitari li porta ad avvertire una perdita di autorità professionale, a causa dello stress e dell’ansia che provano nel confrontarsi con contesti interculturali.

I soggetti coinvolti temono di non sapere come rivolgersi ai pazienti per chiedere loro di condividere valori e punti di vista essenziali per loro. Questi professionisti, che sono entrati in contatto con la diversità e hanno seguito dei corsi di consapevolezza culturale, sono preoccupati di commettere degli errori e di offendere i pazienti. Essi hanno anche dichiarato di sentirsi a disagio in qualità di professionisti e in ansia per via del fatto che potrebbero compromettere le cure dei loro pazienti.

Altri avvertono che i pazienti con un background differente dovrebbero essere indirizzati verso professionisti con una storia simile.

Altri ancora hanno affermato di sentirsi incapaci di fare ricorso all’empatia per paura di fare qualcosa di sbagliato. Alcuni si sono detti più sicuri a seguito del corso sulla consapevolezza culturale. Ad esempio:

“Ho frequentato un laboratorio…(il messaggio era) abbiamo tutti i medesimi bisogni…non sentirti in trappola…per via del fatto che sei preoccupato…Dobbiamo provare e fare in modo che tutti possano accedere alle cure. Per me è stato davvero liberatorio…Non devo sapere tutto su ogni religione, ogni cultura…L’ho trovato molto utile e penso sia troppo facile nascondersi dietro un non lo so, forse hanno bisogno di qualcos’altro che io non posso dargli…” (Membro dell’equipe multidisciplinare per la somministrazione delle cure palliative)

Conclusioni

I professionisti che hanno preso parte a questo studio erano desiderosi di somministrare delle cure di qualità ai pazienti. Tuttavia, hanno affermato di aver dovuto fare fronte a delle incertezze nel momento in cui dovevano confrontarsi con pazienti percepiti come diversi culturalmente. Temevano che la loro ignoranza potesse portarli a commettere degli errori.

Alcuni professionisti temevano che la loro scarsa consapevolezza culturale potesse essere percepita come un sintomo di un atteggiamento razzista o discriminatorio. Di contro, altri ritenevano che se avessero fatto di più per andare incontro alle esigenze dei pazienti, allora tale comportamento avrebbe potuto essere percepito come un trattamento di favore.

Chiedere ai pazienti di condividere i propri problemi è ritenuto un motivo di preoccupazione dai professionisti che temevano di poter dire qualcosa di sbagliato o di offendere i pazienti.

È stata riscontrata una certa ansia per quanto concerne gli incontri interculturali. I soggetti coinvolti sapevano come chiedere correttamente ai loro pazienti di condividere i propri valori e i propri punti di vista. Anche i professionisti che avevano ricevuto una formazione in questo senso, sembravano temere di commettere degli errori.

È motivo di preoccupazione sapere che alcuni professionisti ritengono possa essere una buona idea indirizzare i pazienti con un diverso background culturale verso professionisti con caratteristiche simili. Ciò servirebbe esclusivamente ad alimentare gli stereotipi, ma non a migliorare le competenze culturali degli operatori sanitari.

L’apertura con la quale i professionisti hanno discusso delle sfide che affrontano con pazienti diversi è stata molto utile. Ci ha concesso di comprendere le difficoltà che essi si trovano a fronteggiare quando si occupano di pazienti che hanno un background culturale diverso dal loro.

L’ansia ed il senso di disagio descritto dagli operatori sanitari potrebbe inavvertitamente contribuire a delle disuguaglianze in questo senso.

È necessario che gli operatori sanitari siano più preparati e comprendano le esigenze culturali ed i meccanismi che plasmano i sistemi culturali. È necessario che si basino sulle loro competenze culturali per evitare di essere ciechi alle differenze. Ciò eliminerebbe le paure che i professionisti affrontano quando questi hanno a che fare con i pazienti che sono culturalmente diversi da loro.

È essenziale che siano consci delle differenze culturali per evitare di sminuirle ed offendere i loro pazienti. Tuttavia, è importante che guardino ad ogni paziente come un individuo a sé al fine di tenere conto delle esigenze personali e consentire a lui/lei di scegliere liberamente e di sentirsi coinvolto nel proprio processo di guarigione.

I In strutture ospedaliere, presso ambulatorio privato, cure palliative

II Fisioterapisti, ergoterapisti o radiografi

III Nati o discendenti di cittadini nati in Pakistan, India, Bangladesh o Sri Lanka