Fine vita

L’incidente

“Una donna era ricoverata nel reparto di terapia intensiva in seguito a un attacco cardiaco. Il suo partner, che viveva con lei da 20 anni, era distrutto. Il personale medico gli ha spiegato che la donna sarebbe morta quando avrebbero staccato le macchine che la mantenevano in vita. Ho passato un’ora con lui, sia nella stanza dove giaceva la donna, sia in uno stanzino privato. Per lui è stato un momento molto difficile. Quindi sono tornata insieme all’uomo vicino alla moglie. Il partner ha colto l’ultimo respiro della donna quasi subito. La donna era ancora circondata dalle macchine e dai tracciati, in un reparto molto affollato, l’uomo aveva davvero scarsa familiarità con quest’ambiente. L’ho incoraggiato a prendere la mano della donna. Si è voltato verso di me e mi ha chiesto “Posso baciarla sulle labbra?” Ero sconvolta e gli ho detto che non c’era nemmeno bisogno di chiedermelo. Era così sperduto e disorientato in quel contesto.

1. Identità degli attori nelle situazione descritta

Narratrice: una donna inglese bianca, prete della chiesa anglicana. Non è cresciuta in un ambiente particolarmente religioso. Lavora in ospedale da circa 8 anni, ed è ormai abituata a quel contesto con letti, persone intubate e persone che cercano di affrontare il dolore. Gran parte del suo lavoro consiste nel prendersi cura dei pazienti in fin di vita. Aveva 42 anni al momento dell’incidente.

Marito della paziente: un uomo fra i 50 e i 60 anni. Anglicano ma non particolarmente religioso.

2. Contesto della situazione

L’episodio si svolge nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale con un numero ristretto di pazienti, ma affollato di medici e infermieri, macchinari. Si tratta di un ambiente sterile per evitare che i pazienti contraggano delle infezioni, vi si svolgono procedure d’emergenza. Tutti i pazienti del reparto sono in situazioni critiche, intubati e attaccati a respiratori e macchine che ne monitorano le funzioni vitali. Medici e infermieri sono vestiti in maniera formale.

3. Reazione emotiva

La narratrice era sconvolta per il fatto che il marito avesse bisogno del suo permesso per baciare la moglie, come se la donna non gli appartenesse più. Ha anche provato tristezza perché il marito sembrava così impreparato alla morte della moglie e era talmente estraneo all’ambiente ospedaliero che non sapesse come comportarsi.

4. Cornice culturale di riferimento del narratore

Religione e morte

Anche se sappiamo di dover morire, tutti noi abbiamo un modo diverso di rapportarci a questo momento, alcune persone decidono semplicemente di non pensarci fino a quando non dovranno confrontarcisi, altri trovano risposte nella fede, ecc. La narratrice non viene da una famiglia religiosa, ma ha scelto di divenire prete e di lavorare per sostenere i familiari e i pazienti che si trovano in fin di vita. La morte sembra essere qualcosa di familiare per la narratrice che accetta la fine della vita e ha delle risposte grazie alla sua fede.

Lavorare con la morte

Come abbiamo detto in precedenza, la narratrice lavora da molti anni nello stesso ospedale ed è diventato per lei un ambiente naturale. I pazienti e i loro familiari, invece, vivono questo spazio come visitatori o stranieri e non sanno come comportarsi, quali sono le regole, cosa possono e non possono fare. Per provare a spiegare la reazione di shock della narratrice possiamo pensare che per lei fosse del tutto naturale baciare o toccare il cadavere di una persona cara per dirle addio. I familiari possono mostrare ed esprimere i loro sentimenti senza chiedere il permesso.

5. Quale immagine emerge dall’analisi del quadro culturale di riferimento del narratore in riferimento all’altro gruppo coinvolto nell’interazione (es. neutrale, leggermente negativa, molto negativa, stigmatizzata, positiva, molto positiva, reale/irreale ecc.)?

Né positiva né negativa, maggiore empatia per l’uomo che è confuso e rattristato dalla situazione. Sente di doverlo proteggere perché è chiaro che si trova in un’atmosfera aliena e ha bisogno di aiuto e sostegno.

6. Cornice culturale di riferimento dell’individuo/gruppo all’origine dello shock

Elaborazione del lutto

Il familiare della paziente sembra sotto shock a causa dell’improvvisa scomparsa della compagna. Da come l’episodio ci è stato descritto, capiamo per quale ragione il tempo trascorso in ospedale dall’uomo non gli sia bastato per accettare o realizzare la morte imminente della compagna. Il breve lasso di tempo intercorso fra l’attacco cardiaco e il suggerimento del personale medico di staccare le macchine che tenevano in vita la moglie non è stato sufficiente per l’uomo per comprendere cosa stava accadendo, pertanto è possibile che si sia sentito smarrito.

Questa situazione potrebbe costituire un rischio per l’uomo a causa della perdita dell’autonomia decisionale nel momento in cui medici hanno deciso che non potevano più far nulla per la donna e quindi dovevano staccare la spina. Inoltre l’uomo dovrà affrontare la solitudine dopo vent’anni di vita trascorsi insieme alla moglie e gestire una situazione sconosciuta come affrontare la morte di una persona cara.

Morte in un ambiente medicalizzato

Come abbiamo menzionato in precedenza il marito della paziente potrebbe non comprendere cosa accade nel reparto di terapia intensiva. Si tratta di un ambiente innaturale e sterile per evitare che i pazienti contraggano delle infezioni, vi si svolgono procedure d’emergenza ed è affollato di medici e infermieri, macchinari. Tutti i pazienti del reparto sono in situazioni critiche, intubati e attaccati a respiratori e macchine che ne monitorano le funzioni vitali. Medici e infermieri sono vestiti in maniera formale. È in questo contesto completamente medicalizzato che ha chiesto di poter addio a sua moglie. L’atmosfera del reparto di rianimazione potrebbe averlo confuso.

Di solito si raccomanda ai familiari di attendere fuori quando vengono staccati i macchinari che tengono in vita i loro cari, poiché potrebbero dover assistere a delle scene poco piacevoli perché i pazienti non sempre spirano serenamente.

7. In che modo la situazione evidenzia un problema relativo alla pratica professionale, o in generale al rispetto delle differenze culturali in situazioni interculturali?

Il personale ha cercato di fare tutto nel migliore dei modi. Infatti, gli operatori sanitari hanno scelto di mettere della musica quando hanno dovuto staccare i macchinari, volevano proteggere l’uomo ed evitare che assistesse a quella scena, ma lui si è sentito escluso. Sembra che alcune persone abbiano bisogno di far parte di quel momento, anche se può trattarsi di un’esperienza scioccante.

Tale episodio ben rappresenta la familiarità che il personale sanitario ha con l’ospedale, il loro ambiente lavorativo. Per tutti gli altri, invece, si tratta di un luogo così lontano dalla vita di tutti i giorni che i pazienti hanno bisogno di un supporto aggiuntivo alla fine della vita. Il personale deve dunque riconoscere che ciascuno reagisce in maniera diversa alla morte e devo essere pronto a prestare ascolto a domande di ogni tipo da parte dei familiari che possono essere sotto shock o confusi riguardo alla procedura da seguire.