Sale grosso

L’incidente

“Lavoravo tutti i pomeriggi come infermiera in un ospedale. Era un giorno abbastanza caldo, e i parenti stavano visitando i loro cari. Mi prendevo cura di una paziente africana che aveva un bambino che correva per il corridoio disturbando le persone che lavoravano nel reparto. Ho bussato alla porta della stanza in cui si trovava la paziente per cambiare la flebo, i suoi familiari erano lì dentro e ho chiesto loro di lasciare la stanza per qualche minuto. Dopo qualche momento di esitazione, l’hanno fatto. Ho sentito qualcosa scricchiolare sotto le mie scarpe e ho visto che c’era del sale grosso su tutto il pavimento della stanza. La paziente ha letto la reazione di sorpresa sul mio volto; non parlava francese molto bene, ma ha tentato di spiegarmi che serviva a cacciare via gli spiriti maligni.

Non è stato un vero e proprio shock culturale per me, perché conosco quella tradizione per via delle mie origini. È stata, però, la prima volta che vedevo quel rituale in un ospedale. La mia professionalità rischiava di essere compromessa. Avevo terminato il mio giro e mi apprestavo a lasciare la stanza, quando all’improvviso è entrata l’addetta alle pulizie senza bussare. Lavorava nell’ospedale da una decina d’anni e aveva circa 50 anni. Quando ha visto il sale sul pavimento ha esclamato ‘Che cos’è questo disastro? È disgustoso!’ Mi sono sentita molto a disagio e imbarazzata, la paziente non aveva capito il motivo di quella reazione tanto aggressiva. D’improvviso mi sono ritrovata al centro di un caos, ma ho cercato di calmare tutti dicendo che avremmo presto trovato una soluzione.”

1. Identità degli attori nelle situazione descritta

Persone presenti

1. La narratrice è una giovane infermiera al suo primo anno di esperienza. Ha 23 anni e lavora in un ospedale pubblico. La sua famiglia è musulmana, ma lei non pratica la religione. Si descrive come una persona laica nella sua vita privata e professionale.

2. La paziente è una donna di 40 anni proveniente da un Paese dell’Africa sub-sahariana. Non parla molto bene francese.

3. I familiari, 10 membri della famiglia provenienti dalla stessa regione. Nessuno di loro parlava francese.

4. L’addetta alle pulizie è una donna di 50 anni che lavora nell’ospedale da 10 anni. Proviene da un piccolo villaggio in Francia.

La relazione fra la narratrice e l’addetta alle pulizie

Si conoscono bene e hanno già lavorato insieme. Il loro è un rapporto strettamente professionale e la narratrice dice che non condividono le stesse idee sulla loro professione. La donna è un po’ all’antica e non è molto gentile con i pazienti e con i familiari in genere. La narratrice la descrive come una donna rigida e dalla mentalità ristretta.

2. Contesto della situazione

L’episodio è avvenuto in un ospedale di Lione, la paziente giaceva nel suo letto e avrebbe trascorso nella struttura qualche settimana.

3. Reazione emotiva

La sua reazione emotiva non è stata provocata dalla vista del pavimento della stanza ricoperto di sale, ma dalla reazione dell’addetta alle pulizie. La narratrice si è detta leggermente sorpresa dalla storia del sale, ma di aver capito che si trattava di un rituale, per via delle sue origini.

Il primo moto è stato d’imbarazzo per il comportamento e l’atteggiamento dell’addetta alle pulizie, molto poco professionale.

Ha provato rabbia per quella reazione aggressiva nel tono e nelle parole. Le dispiaceva che la paziente fosse maltrattata, soprattutto perché era malata e non capiva il francese, quindi non aveva idea contro cosa stesse urlando l’addetta alle pulizie.

La narratrice ha sentito di dover proteggere la paziente dall’aggressione, tentando di spiegarle cosa fosse successo. La paziente la cercava con lo sguardo per ottenere conforto ed empatia.

4. Cornice culturale di riferimento del narratore

Rispetto per i pazienti

Per la narratrice è molto importante rispettare le persone che si trovano in una condizione di vulnerabilità (come nel caso della paziente). Gli operatori sanitari dovrebbero prendersi cura dei pazienti e non essere mai aggressivi nei gesti e nelle parole. Mostrare rispetto, in questo frangente, significa non mortificare la paziente, non gridare contro una persona che sta cercando di guarire.

Minaccia alla propria professionalità

La narratrice crede che il benessere della terapia non sia una conseguenza solo dei farmaci, ma anche dell’intero ambiente, pertanto anche il personale dell’ospedale fa parte della terapia della paziente. Per questa ragione l’infermiera ritiene che la propria professionalità sia minacciata dall’atteggiamento della collega più anziana che non rispetta la deontologia professionale e non mette al primo posto le esigenze della paziente.

Timore dell’intolleranza

La narratrice pensa che sia importante mostrare empatia verso i pazienti, tuttavia, si è detta particolarmente scossa da questo incidente poiché lei stessa s’identifica come una straniera per via del suo background culturale. Poiché è originaria del Maghreb si identifica nella paziente. Possiamo considerare questo sentimento come una paura dell’intolleranza e del rifiuto.

5. Quale immagine emerge dall’analisi del quadro culturale di riferimento del narratore in riferimento all’altro gruppo coinvolto nell’interazione (es. neutrale, leggermente negativa, molto negativa, stigmatizzata, positiva, molto positiva, reale/irreale ecc.)?

Negativa

6. Cornice culturale di riferimento dell’individuo/gruppo all’origine dello shock

Per quando concerne l’addetta alle pulizie

Asepsi e igiene

Per l’addetta alle pulizie che lavora in ospedale da 10 anni, le norme d’igiene non sono negoziabili. Le stanze dell’ospedale devono essere pulite per garantire le migliori condizioni per la guarigione della paziente.

Professionalità

La donna pensa che non sia compito suo occuparsi di pulire il disastro causato dalla famiglia che le ruba tempo prezioso.

Processo di guarigione

L’addetta alle pulizie non crede nei rituali di guarigione, poiché – a suo avviso – solo le cure mediche possono garantirla.

Per quanto concerne i familiari della paziente

La malattia non è solo la conseguenza della presenza di batteri, virus e altre cause stabilite scientificamente, ma anche di un insieme di fattori spirituali. Pertanto, nel processo di guarigione anche tali fattori trascendentali hanno la loro parte e possono essere rievocati attraverso dei rituali di purificazione.

Sale: sale comune, sale marino, sale kosher – hanno tutti un legame con i riti di purificazione e di protezione. I rituali che implicano l’uso del sale sono stati praticati per secoli in tutte le culture e continuano a esserlo ancora oggi. Il sale può essere utilizzato come elemento di protezione o di purificazione: elimina le energie negative e protegge da quelle maligne.

7. In che modo la situazione evidenzia un problema relativo alla pratica professionale, o in generale al rispetto delle differenze culturali in situazioni interculturali?

L’incidente pone in evidenza uno shock culturale nel quale gli elementi etnico-religiosi non sono coinvolti. Si tratta, piuttosto dello scontro fra due diversi modi di percepire la propria professione.

“L’incidente mi ha fatto pensare a come trattiamo e gestiamo le manifestazioni di diversità nel sistema sanitario francese. Mi ha fatto pensare alla fragilità di alcuni pazienti che sono maltrattati dagli operatori sanitari. La diversità, in genere, non è riconosciuta all’interno del sistema sanitario ed è un peccato, perché dovremmo prepararci”

L’incidente pone in contrasto due diversi tipi di ragione quella scientifica e quella magico-religiosa. Anche in situazioni in cui i rituali non violino i regolamenti, le infermiere rappresentano comunque l’ordine e la razionalità scientifica dell’ospedale e reagire male di fronte a manifestazioni dell’irrazionale, come se costituissero una minaccia simbolica alla figducia dei pazienti nei loro confronti.