Com’è nato lo strumento di valutazione di Healthy Diversity?

Utilizzare e diffondere le buone pratiche

In Europa sono numerose le pubblicazioni che descrivono buone pratiche didattiche, professionali, sociali promosse nel settore sanitario, culturale, ecc. L’obiettivo di questi testi è di evitare di dover reiventare delle soluzioni già testate. Descrivendo e diffondendo le buone pratiche, possiamo sfruttare a pieno i risultati delle esperienze positive applicandole ad altri contesti.

Tuttavia, tale processo sembra, spesso, destinato a fallire. È difficile ottenere i medesimi risultati e lo stesso impatto in un nuovo contesto. Il processo di adattamento delle buone pratiche non è così semplice dal momento che esse possono essere respinte perché ritenute poco adatte a determinati contesti e scopi.

È naturale, allora, chiedersi se sia possibile adattare le buone pratiche a nuovi contesti. Il presente documento tenta di rispondere a questo quesito. Una descrizione generica delle stesse, infatti, non ci permette di conoscere gli elementi specifici e gli strumenti metodologici che hanno portato al raggiungimento di risultati positivi. Non disporremmo, infatti, di sufficienti informazioni riguardo alle interazioni fra gruppi target specifici, ai metodi prescelti e alle condizioni ambientali che hanno permesso alla pratica di prosperare. Inoltre, spesso non sappiamo se la pratica abbia avuto anche degli effetti duraturi, sostenibili sul lungo periodo.

Sulla base di queste esperienze, abbiamo deciso  di descrivere una serie di buone pratiche del progetto HEALTHY DIVERSITY partendo da un’analisi approfondita attraverso uno strumento di valutazione che mira a fornire informazioni sulle ragioni, sui metodi e sui criteri che hanno fatto sì che le pratiche producessero i risultati sperati in quel contesto e per quel gruppo target. Speriamo che quest’approccio faciliti la diffusione delle buone pratiche.