Morte di un membro della famiglia

L’incidente

Come paramedico, mi sono spesso confrontato con informazioni piuttosto ambigue riguardo allo stato dei pazienti: “Paziente incosciente. Forse. Non lo sappiamo. Basta dare uno sguardo”. Ricevere questo tipo d’informazioni mi mette in uno stato di allerta, non divento eccessivamente nervoso, ma sono concentrato sulla situazione che mi troverò di fronte, di quali strumenti mi dovrò servire, ecc. Una volta sono arrivato in un posto con il team – due paramedici a tempo pieno, un medico d’emergenza ed io – e avevo solo alcune vaghe informazioni sulla donna incosciente.

Quando siamo entrati nell’appartamento della donna, siamo stati accolti dai familiari della paziente 5 o 10 persone di età e sesso differente. Urlavano e piangevano disperatamente e si rivolgevano a noi incessantemente. A causa di tutto il trambusto e del fatto che solo una delle persone presenti parlava tedesco, ci è voluto un bel po’ di tempo per capire cosa fosse successo. L’unica persona che parlava tedesco, la nipote, infine, ci ha spiegato che la nonna era semplicemente caduta e aveva perso conoscenza. Ci sono voluti secoli prima che ci portassero nella stanza della paziente. Da un solo sguardo ho capito che non era affatto priva di sensi, era morta. Il suo sguardo era fisso e vuoto e lei giaceva completamente immobile in una posa molto innaturale. Era chiaramente. Mentre eseguivamo la procedura standard (verificare che il cuore battesse ancora, preparare il defibrillatore etc.) l’intera famiglia continuava ad urlare e a guardarci implorante. A causa delle difficoltà linguistiche, posso solo supporre che ci stessero chiedendo aiuto. Abbiamo chiesto loro di uscire dalla stanza molte volte e lasciarci fare il nostro lavoro. Questa “discussione” è durata un bel po’ a causa delle difficoltà linguistiche e perché la nipote ha dovuto tradurre tutto. Infine, dopo che la famiglia aveva lasciato la stanza, uno dei miei colleghi ed io, abbiamo iniziato la procedura di rianimazione. Riuscivo a sentire le voci provenienti dall’altra stanza durante la procedura di rianimazione – destinata a fallire dal momento che la paziente era già morta da più di mezz’ora.

Mi ha lasciato una sensazione di grande confusione. Ero sconcertato anche dal fatto che la famiglia aveva sprecato così tanto tempo ad urlare e piangere, invece di cercare di aiutare la nonna, provando a rianimarla. Non hanno nemmeno provato a tranquillizzarla in quanto pensavano che fosse priva di sensi. L’hanno solo lasciata a giacere lì. Tutti i membri della famiglia stavano aspettando davanti alla porta quando siamo arrivati. Nessuno è rimasto con la nonna. Invece di aiutarci hanno reso il nostro lavoro pressoché impossibile. Infine sono stato confuso dal fatto che, sebbene non facessero nulla per la donna, i membri della famiglia sembravano provare una grave angoscia emotiva.

1. Identità degli attori nelle situazione descritta
  1. Narratore

Il narratore dell’incidente è un uomo nato in Austria che ha vissuto a Vienna per tutta la sua vita. Si definisce agnostico, anche se è cresciuto in un Paese tradizionalmente cattolico con dei genitori che non frequentavano la assiduamente la Chiesa. Ha frequentato una scuola elementare cattolica. Al tempo in cui si è verificato l’episodio descritto aveva 20 anni, s’era diplomato da poco e lavorava a tempo pieno come paramedico. Aveva ricevuto una formazione professionale all’interno del sistema sanitario austriaco (adesione alla medicina occidentale e al tradizionale trattamento dei pazienti su indicazione medica e nel rispetto delle procedure professionali). Appartiene alla classe media.

  1. Membri della squadra di paramedici

Il narratore faceva parte di una squadra d’emergenza composta da altri due paramedici e un medico d’emergenza, tutti uomini sulla trentina, d’origine austriaca. Gli altri membri della squadra lavorano insieme regolarmente, mentre il narratore conosceva gli altri solo di vista. Il narratore descrive i paramedici che lavorano su mezzi d’emergenza come “delle persone molto particolari”.

  1. Familiari

Gli altri protagonisti della vicenda sono i familiari di una donna anziana (di più di 80 anni) morta a causa delle precarie condizioni di salute. Fra i familiari vi erano i figli della donna e le loro mogli d’età compresa fra i 30 e i 40 anni, e una nipote di circa 18 anni, l’unica a parlare tedesco. Tutti gli altri parlavano una lingua slava, poiché erano originari di un Paese della ex-Yugoslavia. Inoltre erano presenti anche alcuni nipoti della donna. Dalle loro condizioni di vita (quartiere, tipo di casa, interni) è stato possibile dedurre che la donna apparteneva alla classe lavoratrice. Il narratore non ricorda con esattezza da quale regione provenissero i familiari e non ha notato all’interno dell’abitazione alcun simbolo religioso.

Il narratore e i familiari della donna non hanno niente in comune, a parte il fatto che vivono nella stessa città. Parlano anche lingue diverse. Mentre i paramedici s’identificano nella loro professione, i familiari della donna sono definiti dal loro rapporto con la donna morente, non abbiamo notizie sulle professioni svolte o su altre caratteristiche personali di rilievo.

2. Contesto della situazione

Contesto fisico

L’incidente è avvenuto in un appartamento di Vienna, situato in un complesso di case popolari all’interno della città, ma lontano dal centro. Il quartiere può essere descritto come popolare, negli ultimi 30 anni vi si sono trasferite famiglie migranti dalla Turchia e dai Paesi della ex-Yugoslavia. L’appartamento della donna era un bilocale abbastanza spazioso, che appariva angusto a causa di tutte le persone presenti. La donna giaceva sul pavimento della sua stanza all’arrivo dei paramedici che sono stati accolti da tutti i presenti che li hanno scortati prima in salotto e poi nella camera da letto.

Contesto psicologico

Il narratore descrive un’atmosfera molto concitata. I presenti parlavano in una lingua slava, il narratore era allarmato dal momento che stava lavorando a un caso d’emergenza ma non sapeva con quale tipo di situazione si sarebbe confrontato e quali misure avrebbe dovuto intraprendere. I membri della famiglia erano in uno stato di shock e agitazione.

Contesto sociale

In Austria e, soprattutto, nella sua capitale Vienna vivono e lavorano tradizionalmente persone provenienti dai Paesi dell’ex-Iugoslavia. Dal 1960 in poi molti lavoratori della penisola balcanica hanno scelto di lavorare in Austria con l’intenzione di tornare, dopo un certo periodo di tempo, nei Paesi d’origine. In seguito alla dissoluzione della Repubblica Iugoslava e la guerra in Kosovo, molti hanno cercato rifugio in Austria. Al momento circa l’8% della popolazione viennese è costituita da persone provenienti dai Paesi dell’ex-Iugoslavia, che messi assieme costituiscono il gruppo di migranti più numeroso a Vienna, seguito da quelli provenienti dalla Turchia e dalla Germania. Quando nel dibattito pubblico si parla di “stranieri” o “migranti”, l’immagine sterotipica è quella del gruppo di persone originarie dell’ex- Yugoslavia, seguite dai migranti di origine turca.

3. Reazione emotiva

Il narratore ha provato un senso di scoramento per via dell’atteggiamento passivo adottato dai familiari nei confronti della donna morente. Non riusciva a capire per quale ragione nessuno dei membri della famiglia stesse a fianco della donna, prima dell’arrivo dei paramedici e che l’avessero semplicemente lasciata lì, in una posizione strana, poiché era caduta accidentalmente. Era sconvolto dal fatto che nessuno di loro l’avesse soccorsa, mettendole un cuscino sotto la testa e dandole un bicchiere d’acqua.

Inoltre, era irritato dall’emotività mostrata da tutti i membri della famiglia, dalla loro mancanza di pudore e di considerazione verso i medici che assistevano la paziente. S’è sentito impossibilitato a svolgere la sua professione. In una situazione simile, i paramedici dovrebbero poter assistere il paziente immediatamente senza lasciare distrarsi dalla famiglia. Ha provato ansia poiché sembrava che ogni azione richiedesse moltissimo tempo e stava diventando impaziente.

4. Cornice culturale di riferimento del narratore

I paramedici sono preparati ad agire in caso d’emergenza. Devono seguire determinate procedure al fine di fornire le cure mediche necessarie ed evitare che il paziente muoia. Sanno come gestire la situazione e seguono delle procedure ben precise nel caso in cui un paziente si trovi fra la vita e la morte. Tale procedura era ostacolata dalla condotta dei familiari.

Preferenza verso uno stile di comunicazione diretto

  • La comunicazione era molto difficoltosa perché i paramedici si aspettavano delle informazioni brevi e concise riguardo alla situazione del paziente (terapia seguita, storia clinica, abitudini alimentari, corso degli eventi) che non sono state fornite. Ciò ha impedito loro di lavorare normalmente e ha contribuito ad abbassare la qualità delle cure fornite. Le barriere linguistiche hanno influito negativamente sulla qualità della comunicazione.
  • Il narratore mostra un certo disdegno per l’indeterminatezza della situazione. Preferisce comunicare in maniera chiara e agire di conseguenza.

Procedure professionali in condizioni critiche / trattamento medico

  • I paramedici si sono sentiti ostacolati nel loro lavoro, poiché la famiglia non si è comportata secondo le loro attese (scambio veloce d’informazione sulle condizioni della donna/allontanamento dalla stanza nel corso delle procedure di rianimazione). Il narratore ritiene che la propria professionalità sia stata messa a rischio.
  • Alcune di queste procedure, d’altra parte, servono a proteggere i familiari che non dovrebbero vedere il paziente morire, subire dei trattamenti invasivi (oppure gli errori commessi dai paramedici). Ciò riesce a farci comprendere con chiarezza l’aderenza del narratore alla medicina occidentale. È normale che i pazienti si rechino dal dottore da soli e che affrontino le terapie e gli esami individualmente. Le informazioni mediche sono considerate altamente private.
  • La morte è una questione gestita da medici e istituzioni, che stabiliscono delle procedure per evitare che si verifichi. Allo stesso tempo la morte è vista come inevitabile e logica a un certo punto della vita, quando il paziente è anziano e ha sofferto di gravi problemi di salute.
  • I familiari non seguono la logica del narratore nella gestione di situazioni a rischio. Considera lo stabilire delle priorità un valore che è stato messo in discussione in questo caso. Di fronte alla malattia del paziente, il narratore pensa sia necessario mantenere la calma, essere riflessivi e determinati. Ha una visione chiara di ciò che bisogna fare al fine di migliorare le condizioni del paziente. Pur riconoscendo che il suo atteggiamento distaccato è indotto dalla formazione che ha ricevuto, non si capacita del fatto che i familiari non abbiano fatto nulla per alleviare la condizione della paziente. Essere in uno stato di sconvolgimento emotivo e – allo stesso tempo – non far nulla per aiutare la paziente, appare contraddittorio agli occhi del narratore.
  • La percezione del tempo per i paramedici è diversa da quella degli altri, perché per loro ogni secondo conta. Quindi, ogni minuto passato senza prestare le dovute cure alla paziente è percepito come lunghissimo.

Concezione della famiglia e ruolo famiglia

  • Il narratore pensa che la famiglia non abbia assolto il suo compito, poiché nessuno dei familiari ha soccorso la paziente in attesa dell’arrivo dei paramedici. Il narratore è stato poi sorpreso dallo stato d’agitazione dei presenti, che confligge con la sua concezione di famiglia. Ciò dimostra che ha una visione ben precisa di chi (quali membri della famiglia) dovrebbe essere addolorato. Piangere troppo per un parente lontano (zia, cugino, ecc.) gli sembra assurdo.
  • Secondo il narratore empatia significa provare sincera preoccupazione per qualcuno, stare al suo fianco e aiutarlo. Il modo in cui i familiari dell’anziana donna esprimono le loro emozioni confligge con la concezione d’empatia del narratore. Preoccuparsi per qualcuno significa prendersi cura della persona che ne bisogno, non disperarsi inutilmente tutti insieme.

Concezione della vita/morte. Modi per esprimere il proprio dolore

  • Piangere è un’azione che sembra essere più autentica quando si è da soli.
  • D’altra parte, l’espressione così forte del dolore è in conflitto con il modo in cui il narratore ha imparato a guardare a questi casi. I paramedici devono seguire una regola non scritta: non addolorarsi quando un paziente anziano muore, perché purtroppo ciò accade con una certa regolarità. Lasciarsi sconvolgere dalla morte di ogni paziente sarebbe insopportabile per i paramedici. I paramedici sono autorizzati a mostrare le loro emozioni, solo nel caso in cui muoia un paziente più giovane. Sebbene quest’atteggiamento possa essere attribuibile all’etica professionale dei paramedici, allo stesso tempo dimostra una certa concezione della vita e della morte. La morte è la conseguenza inevitabile del processo d’invecchiamento. Secondo il narratore la morte ha una sua logica, la perdita di una persona anziana non dovrebbe essere considerata tragica tanto quanto una morte inaspettata.
5. Quale immagine emerge dall’analisi del quadro culturale di riferimento del narratore in riferimento all’altro gruppo coinvolto nell’interazione (es. neutrale, leggermente negativa, molto negativa, stigmatizzata, positiva, molto positiva, reale/irreale ecc.)?

Immagine negativa, irrazionale, confusa, emotiva, disturbante, caotica e incomprensibile.

6. Cornice culturale di riferimento dell’individuo/gruppo all’origine dello shock

Espressione delle emozioni

  • La tristezza è un’emozione che va espressa in maniera collettiva (forse è persino un atto collettivo).
  • Uno stato di continua agitazione e agonia è un segno d’amore e di rispetto per la persona ammalata e un riconoscimento della sua importanza.
  • Esprimendo in maniera confusa la propria angoscia e la propria agitazione, i membri della famiglia mostrano ai paramedici che la situazione è molto grave e richiede la loro attenzione. Tentano di comunicare con loro in maniera indiretta, forse a causa delle difficoltà linguistiche.

Solidarietà familiare

  • Atteggiamento solidale: i familiari fanno tutto insieme. La famiglia è il nucleo di base della società.
  • L’importanza del legame con un familiare non è definita dal grado di parentela, ovvero la relazione fra zia e nipote non è meno significativa della relazione fra madre e figlia. La solidarietà e la coesione uniscono tutti i membri della famiglia in maniera molto forte. Per questo si parla della famiglia allargata.
  • La manifestazione collettiva del dolore va anche attribuita al ruolo centrale ricoperto dalla nonna all’interno della famiglia. Era considerata la custode dell’ordine e dell’unità della famiglia, pertanto la sua scomparsa potrebbe costituire una minaccia all’ordine collettivo. La morte è l’evento più doloroso per il gruppo sociale, soprattutto se tocca un membro fondamentale. Tale ordine o senso di comunità andrà dunque restaurato o riprodotto attraverso una dimostrazione collettiva di dolore per la perdita.

Immagine della morte

  • L’agitazione collettiva dei familiari potrebbe essere legata alla concezione della morte come una minaccia alla comunità. Le loro azioni allora servono a ristabilire un senso di unione di fronte alla morte stessa. Inoltre, l’incidente potrebbe costituire l’inizio di una cerimonia, l’agitazione collettiva potrebbe essere vista come un elemento anticipatore del successivo processo di manifestazione e rielaborazione del lutto.
  • Il fatto che i familiari non prestino soccorso alla donna potrebbe essere legato al tabù del corpo morente. Entrare in contatto con la malattia e la morte attraverso il contatto con il corpo della nonna potrebbe costituire un tabù. Oppure, i familiari potrebbero aver deciso di non toccare il corpo della donna per paura di farle del male. Ciò potrebbe essere connesso alla paura di essere accusati di non aver fatto la cosa giusta e di essere i responsabili della morte della donna. Tale paura potrebbe essere in parte determinata dal loro status di migranti – un’insicurezza dovuta a un’ignoranza delle procedure, ma anche alle diverse esperienze di discriminazione vissute.
  • L’anima è più importante del corpo. Non è necessario entrare in contatto con il cadavere, ma piuttosto mostrare il proprio dolore. La preoccupazione verso la paziente morente non si manifesta nel portarle dei cuscini o dell’acqua, ma nel raggiungimento di uno stato di agitazione mentale che verrà poi espressa collettivamente in maniera violenta.
  • Differenze fra la morte biologica e la morte sociale: mentre il narratore ritiene che la morte avvenga in un momento ben definito nel tempo, i familiari potrebbero vedere la malattia e la morte della donna come un processo che si estende ben oltre i confine temporali dell’incidente.

Acculturazione

  • I familiari, che non sanno come interagire con i paramedici attraverso il linguaggio verbale, cercano d’inscenare il modo in cui dovrebbero occuparsi del caso d’emergenza. Pertanto essi potrebbero non seguire le procedure di gestione della malattia e della morte proprie della loro cultura, per paura di andare contro le attese dei paramedici autoctoni. Oppure potrebbero essersi sentiti disturbati dalla presenza dei paramedici che hanno “impedito” loro di gestire l’emergenza alla loro maniera. Potrebbe dunque trattarsi di un modo di conciliare due diverse azioni.
  • È possibile che la situazione sia del tutto sconosciuta ai familiari che non sanno come comportarsi e come reagire.

Gestione professionale della vita/morte/ Conoscenze mediche

  • I familiari ritengono i paramedici gli esperti della situazione. Li attendono affinché forniscano delle cure adeguate alla paziente. I familiari si fidano del personale e del sistema sanitario e non intendono sostituirsi a questo.

Senso del tempo

  • I familiari percepiscono il tempo in maniera diversa rispetto ai paramedici. La durata di alcune azioni non è ritenuta essenziale o nociva alla salute della paziente, Ciò potrebbe essere dovuto a un diverso senso del tempo nei professionisti (per cui ogni secondo conta) e nei “profani”. I familiari potrebbero avere una concezione policronica del tempo, se paragonata a quella lineare dei paramedici che guardano alle azioni in una prospettiva di causa/effetto.
7. In che modo la situazione evidenzia un problema relativo alla pratica professionale, o in generale al rispetto delle differenze culturali in situazioni interculturali?

1) Rapportarsi ai familiari del paziente

  • In situazioni critiche, l’atteggiamento professionale su temi come la comunicazione e la percezione del tempo potrebbe essere in contrasto con l’atteggiamento generale dei pazienti e dei loro congiunti, che si trovano a vivere una situazione eccezionale nella quale sono costretti ad affrontare un grande stress emotivo. Le situazioni d’emergenza costituiscono un’abitudine per i paramedici che seguono un preciso codice di condotta. I familiari, invece, potrebbero non essere a conoscenza della routine seguita dai paramedici e non riescono ad adattarvicisi. Tale discrasia non esclude che i familiari cerchino di aiutare i paramedici alla loro maniera. Inoltre la rianimazione di un paziente non costituisce mai una procedura di routine, per cui, queste situazioni sono sempre caratterizzate da una certa tensione per tutte le persone coinvolte.
  • La procedura tipo prevede che i paramedici allontanino i familiari mentre si prendono cura del paziente, in modo che non assistano a situazioni critiche o sentano i dialoghi che avvengono fra il personale medico. Al centro dell’attenzione, deve esserci il paziente, non i familiari o altre persone presente. Nel caso in cui si attesti la morte del paziente, i medici considerano il proprio lavoro concluso. Gestire il dolore e il lutto dei familiari è visto come un fastidio più che un compito professionale.
  • I paramedici fanno affidamento sulla ricezione d’informazioni specifiche. Quando queste mancano, il loro lavoro ne è inficiato. Le barriere linguistiche fra i paramedici e i pazienti possono ostacolare il corretto trattamento del paziente. Tuttavia è necessario che sappiano prestare le dovute cure anche quando non sono in possesso di tutte le informazioni necessarie.
  • I paramedici devono saper lavorare anche in situazioni drammatiche (rumori, luoghi inaccessibili e affollati, passanti agitati).
  • I professionisti dovrebbero imparare ad avere a che fare con i familiari dei pazienti in situazioni critiche e comprendere le loro esigenze. Oltre a migliorare l’esperienza dei familiari, ciò contribuirebbe a rafforzare la capacità del personale medico di applicare le procedure e, allo stesso tempo, assicurare il benessere dei familiari.

2) Differenti atteggiamenti culturali di fronte alla morte/ Strategie per affrontare situazioni d’emergenza

  • La morte viene gestita professionalmente, ma avviene in casa della paziente alla presenza dei familiari (collegamento fra dimensione pubblica e privata). L’atteggiamento professionale dei paramedici e l’associazione della morte all’anzianità della paziente (comune in tutto l’Occidente) e a un dolore misurato confligge con l’esperienza della famiglia e la manifestazione dolorosa della tristezza e del senso di perdita.
  • I tabù dei familiari riguardo al contatto con il corpo morente e la loro scarsa familiarità con le procedure da seguire in questi casi confligge con l’atteggiamento professionale dei paramedici.
  • Differente concezione del tempo: professionisti vs “profani”, lineare vs policronica.
  • Differenza fra morte biologica e morte sociale e fra morte come evento e morte come processo.

3) Condotta professionale vs solidarietà familiare

  • Discrepanza fra l’analisi professionale della situazione (donna incosciente/donna morta) e l’esperienza dei familiari. Mentre i paramedici cercano di affrontare la situazione in maniera professionale, i familiari avrebbero bisogno di maggiori informazioni e istruzioni chiare su cosa fare o sull’attestazione della morte della donna.
  • Conflitto fra l’atteggiamento dei paramedici e quello della  famiglia.

Conflitto generato dai familiari che tentano di conformarsi alle aspettative della cultura locale e insicurezza rispetto al corretto modo di agire